La sede della "Catena"

La sede della "Catena"

La sede principale dell'Archivio di Stato di Palermo è l'ex convento dei Teatini ubicato nella parte più estrema del Cassaro, il corso Vittorio Emanuele, tra il quartiere della Kalsa e il porto della Cala.
In tempi antichissimi, quando il mare si internava nella città oltre la piazza Marina e fino al Papireto, la Cala rappresentava l’unico ingresso alle due insenature che formavano il grande porto della città.
Proprio nella parte più estrema della penisola della Kalsa si elevava una chiesa intitolata a S. Maria della Catena, di cui si ha notizia sin dal sec. XIV.
Al suo fianco sorgevano due magazzini di proprietà della R.Corte, dove veniva conservata una grossa catena di ferro che in caso di incursioni nemiche serviva a sbarrare il porto e che secondo il Fazello[1] diede il nome alla chiesa.
La tradizione vuole che alla fine del sec. XIV nella chiesa si verificasse un miracolo:  tre condannati a morte condotti al patibolo, per un violento temporale si rifugiarono, insieme ai loro carcerieri, nella chiesa. Il giorno successivo le catene erano infrante misteriosamente. I condannati furono graziati perché si riconobbe l’intercessione della Madonna.
La devozione per la Madonna della Catena aumentò moltissimo dopo questo fatto miracoloso.
Nel corso del secolo successivo la chiesa fu riedificata. Sorse così l’attuale chiesa, esempio mirabile dell’arte rinascimentale palermitana, opera dell’architetto Matteo Carnalivari.
Nel 1581 il Vicerè Marcantonio Colonna volle prolungare la via del Cassaro fino alla strada Colonna, attuale Foro Italico, dove fu eretta la monumentale Porta Felice.
La chiesa della Catena, che si protendeva sul Cassaro, subì delle modifiche, e le costruzioni ad essa adiacenti furono in parte demolite.
Nel 1601 i padri dell’Ordine Teatino decisero di fondare a Palermo un loro convento ed ebbero assegnata la chiesa della Catena, ricevendo anche tremila scudi dal Senato di Palermo per l’impianto della loro casa.[2]
Costruito nei primi anni del XVII secolo il convento dei Padri Teatini, negli anni successivi fu gradualmente ampliato e migliorato.
Ma i padri Teatini abbandonarono la loro casa già durante il Settecento, preferendo una zona più centrale e cioè i Quattro canti dove costruirono il sontuoso tempio di S. Giuseppe, con annesso il convento. Lasciarono il vecchio convento come Noviziato, e ad esso dedicarono cure assai minori.
Ormai quasi del tutto disabitato dagli stessi Padri Teatini, nell’anno 1812, il Noviziato fu trasformato in ospedale per le truppe britanniche di stanza in Sicilia per la lotta contro Napoleone e la difesa del Regno.
Nel 1814 il governo aveva la necessità di reperire i locali per dislocarvi gli archivi degli uffici aboliti dalla costituzione del 1812.
Nel 1819 per la prima volta in una relazione sull’argomento viene avanzata dal vicario principe Francesco la proposta di utilizzare il Noviziato dei Teatini a questo scopo.
Già nel 1824 i primi nuclei di documentazione vi furono trasportati e sistemati in pochi ambienti del convento.
Dopo la legge organica sugli archivi del 1 agosto 1843 l’edificio venne stabilmente destinato a sede del Grande Archivio.

[1] T.Fazello, De rebus siculis decades duae, Palermo 1558
[2] ASPA Real Cancelleria reg. 565 c. 136

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